Segni particolari: bellissima. La modella rumena in gara a “Ballando con le Stelle”, è destinata a sedurre il pubblico. Intanto si racconta: “Non ho mai avuto un flirt con Marco Borriello. Di giocatori amo solo mio padre, ex attaccante della Dinamo Bucarest”. E del talent show dice: “Sono felice, è un sogno che si avvera. Ho studiato danza classica, ma sono alta 1,80 e Simone di Pasquale, il mio partner, mi dice che quando ballo sono troppo sinuosa.”
Madalina Diana Ghenea ci tiene a dirlo subito. «Non ho mai avuto alcun flirt con Marco Borriello». La incontriamo all’interno di un camper, in attesa di girare il nuovo spot di un noto telefonino, il seguito dello sketch in cui irrompe al ristorante durante una cena tra Teresa Mannino, l’attrice comica, e Raoul Bova, l’affascinante attore che rimane senza parole. Come dargli torto? Se possibile, Madalina dal vivo è ancora più bella. Anche se è arrabbiata perché qualche giornale le ha attribuito un fidanzato presunto, mantiene una apparente calma e la sua bellezza rimane intatta. «L’unico calciatore della mia vita è mio padre, Dumitru: ha fatto l’attaccante della Dinamo Bucarest, poi si è fatto male a un ginocchio e non ha potuto proseguire la carriera», dichiara. E precisa: «Il mio cuore è occupato, sono fidanzata. L’ho incontrato a Parigi. Non dico altro, è la mia vita privata e così deve restare». E’ raffinata, riservata, ma decisa. Ed è felice perché ha raggiunto il suo sogno: partecipare a Ballando con le stelle.
Davvero partecipare a questo talent show era il suo sogno?«Lo scorso anno ho visto il programma e ho chiesto al mio manager come fare per parteciparvi. Adesso manca poco all’inizio, non mi sembra vero. Ho iniziato le prove da tre giorni e ho già almeno dieci vesciche ai piedi, sono piena di cerotti. Domani non vedo l’ora di tornare alle prove, quando riesco le faccio anche due volte al giorno. Sono in coppia con un maestro, Simone Di Pasquale, un vero professionista. E’ molto paziente con me, ma ciò non toglie che litighiamo spesso».
Avete già litigato? «Mi prende in giro per il mio sguardo “da gatta” e dice che quando ballo sembro un’onda, sono troppo sinuosa. Invece dovrei essere più rigida, tenere le posizioni. La prima serata ballerò la salsa. Sono già terrorizzata».
Ma non aveva studiato danza classica?«E’ vero, quando ero piccola in Romania. Proprio per questo è ancora più difficile imparare i passi del moderno. Poi sono alta 1 metro e ottanta, è difficile coordinarsi. Ho smesso di ballare proprio perché ero alta».
Così ha iniziato a fare la modella. «In verità è nato tutto per gioco, perché quando frequentavo il liceo inglese, all’età di 14 anni. un tipo mi ha messo in mano un foglietto per dei casting. L’ho detto a mio fratello, maggiore di sei anni, e lui mi ha convinto a partecipare solo perché mi voleva accompagnare e vedere le modelle vere».
Come si è trovata nel mondo della moda? «All’inizio è stato un dramma. Sono arrivata a Milano, mi hanno dato un foglio in mano con dieci casting da fare e una cartina per muovermi in città. Non avevo mai visto neppure la metropolitana. Poi ci ho fatto l’abitudine».
E ha iniziato a sfilare in giro per il mondo… «Da anni vivo sempre con la valigia. Mi sposto in treno e, quando posso, leggo. Ecco anche qui, precisiamo questa cosa: non è vero che sono esperta di meccanica quantistica. come hanno scritto alcuni. Sarebbe troppo».
Si interessa alla meccanica quantistica? «Diciamo che è una disciplina che ho conosciuto attraverso la lettura di un libro, What the bleep do n’e know? (ndr.: edito da Macro Edizioni, il titolo si può liberamente tradurre “Ma che caspita sappiamo davvero?”), che parla di scienza e religione come di due facce della stessa medaglia. Entrambe aiutano a spiegare l’universo, il nostro posto nel grande disegno e il significato della vita. Questi concetti mi servono per cancellare le distanze, quando sono triste perché lontana dalla famiglia, e per conoscermi meglio. Mi piacciono libri come Secret Societies di Philip Gardiner e Tipi psicologici, uno dei pilastri del pensiero junghiano».
Sono libri impegnati… «Sono curiosa, non mi fermo al lavoro che faccio e ho avuto la fortuna di avere una buona formazione. Parlo cinque lingue, dipingo e suono il pianoforte. E non ho la televisione».
Come farà allora a vedersi a Ballando? «Assolutamente andrò a comprarla prima che inizi il programma».
E poi che cosa farà? «Ho un sogno più grande, un sogno di serie A: fare cinema. Sto prendendo lezioni di recitazione nel poco tempo che mi rimane, anche se a oggi mi concentrerò soprattutto sulla danza. Uno dei concetti che ho imparato dai miei libri è che se vuoi che un tuo obiettivo si realizzi, devi iniziare a pensarlo tanto: poi ti capita».
Diva e Donna, Marzo 2011

E’ già stata paragonata a Belén Rodriguez. Ma Madalina Diana Ghenea, 22 anni, romena, protagonista con Raoul Bova e Teresa Mannino dell’ultimo spot della “3”, è molto lontana dal prototipo della modella. Stufa di viaggiare, ama dipingere e fotografare. Madalina, poi, è un’esperta di fisica quantistica.
Da dove nasce questa sua passione?
“Un amico mi ha consigliato il libro What the Bleep Do We Know!? (che suona più o meno Che cosa #@*! ne sappiamo noi?, ndr).Per me è stata un’illuminazione. La fisica quantistica apre un mondo di infinite possibilità. E’ meraviglioso.”
E allora che cosa pensa un’esperta di fisica del fisico di Raoul Bova, in copertina sul primo Vanity Fair del 2011?
“So che è considerato uno degli uomini più sexy del vostro Paese e so di essere stata molto invidiata dalle donne italiane, ma io sono rimasta colpita più dall’intelligenza e dal senso dell’umorismo. Poi, certo, è bello e questo non guasta mai. Da lui c’è molto da imparare: mi sono messa in un angolino a osservarlo”.
Come è stato lavorare insieme?
“Molto piacevole, è davvero simpatico. Mi ha fatto ridere molto e il suo entusiasmo mi ha contagiato”.
Come si è comportato con lei? L’ha corteggiata?
“No, non ha avuto particolari attenzioni per me”.
Ci può raccontare un retroscena dello spot?
“La sceneggiatura prevedeva che prima che io arrivassi al tavolo a chiedere il telefonino, Raoul mangiasse un grissino. Se ne dimenticava sempre. Che risate! Forse non erano I suoi preferiti oppure si era messo a dieta.”
O magari era distratto dal suo fisico.
“Non credo proprio.”
Le vengono attribuiti parecchi flirt, uno anche con Marco Boriello, l’attaccante della Roma. C’è qualcuno ora nella sua vita?
“No, sono una molto difficile. M’innamoro facilmente, ma altrettanto facilmente mi disinnamoro. Per ora mi dedico ai miei cani, un dobermann e un bassotto, e allo studio della recitazione. Il mio sogno è un film con Tornatore. E intanto trovo sempre tempo per proseguire negli esperimenti di fisica.”
Vanity Fair

La storia di 3 Italia è quella di una sfida pionieristica con il gusto dell’avventura multimediale. E’ la storia dello sbarco in Italia delle comunicazioni mobili di terza generazione e allo stesso tempo quella di un’azienda capace di sbaragliare la concorrenza in breve tempo e affermarsi leader del settore. La società di Trezzano sul Naviglio, che oggi conta oltre nove milioni di clienti, può vantarsi di essere stato il primo operatore al mondo ad aver lanciato il servizio Umts su scala commerciale. E Vincenzo Novari è il manager visionario che ha saputo anticipare i progressi di una tecnologia sempre più presente e realizzare tutti i sogni racchiusi nel progetto di 3.
Carisma personale e preparazione accademica, uniti alla cultura pop che si formata nel tempo, hanno fatto sì che il desiderio di essere sempre in contatto con le persone si traducesse in una realtà di mercato consolidata. Vincenzo Novari è infatti l’Amministratore delegato di 3 Italia fin dalla sua fondazione, ancora prima che venisse lanciato il jingle ‘Three is the magic number’. Nato a Genova nel 1959 da padre piemontese e madre napoletana, dopo il liceo classico ha completato gli studi universitari laureandosi in economia e commercio all’Università di Genova nel 1985. II suo percorso professionale è iniziato alla Johnson Wax, dove ha fatto esperienza come venditore per la linea di prodotti detergenti industriali. Novari la ricorda come un’esperienza formativa, perché - ha spiegato - “E’ proprio dall’area vendite che si comprende l’importanza della persuasione del cliente sulla superiorità del prodotto”. In seguito la sua carriera si dipana tra i settori marketing e vendite di multinazionali come Spontex, L’Orèal, Danone e Procter & Gamble. Dai detergenti alla cosmetica sino all’alimentare: ogni prodotto e ogni esperienza gli servono per comprendere a fondo quello di cui ha bisogno il mercato.
Nel 1995, dopo aver maturato una certa conoscenza del settore commerciale, è assunto come Direttore Marketing a Omnitel Pronto Italia. Quando il manager genovese approda alle telecomunicazioni è un momento entusiasmante per il settore, perché il monopolio della vecchia Sip è finito e si respira aria di grandi cambiamenti. Carlo De Benedetti e Francesco Caio, rispettivamente proprietario e Amministratore delegato del nuovo operatore della telefonia mobile in Italia, hanno l’ambizione di rendere la loro impresa il secondo attore dello scenario nazionale. De Benedetti, in particolare, ha capito che il telefonino non è un oggetto di lusso ma può e deve diventare alla portata di tutti. Con questa convinzione l’ingegnere ha creato Omnitel dove cresce una nidiata di giovani manager promettenti, destinati a lasciare il segno nel panorama economico italiano: ci sono Caio, Scaglia, Colao, Ruggiero, Pompei e Guindani. Anche Novari fa parte di questo manipolo, è un uomo di marketing che deve riuscire a togliere quote di mercato importanti a Tim, leader consolidato del settore.
La strategia di Novari è chiara: bisogna diffondere il bisogno di telefonia mobile. Le card ricaricabili, le promozioni e la comunicazione sono le leve di marketing indispensabili per incrementare velocemente la quota di mercato di Omnitel. Un anno dopo il lancio, il progetto Omnitel è già un trionfo. Novari viene nominato Vicepresidente del settore vendite, marketing e logistica ed entra a far parte del comitato esecutivo dell’azienda. In cinque anni Omnitel raggranella oltre dieci milioni di clienti, imponendosi cono secondo operatore in Europa dietro Tim. A otto anni dalla sua nascita, nel 2003, Omnitel sarà acquistata da Vodafone, la multinazionale della telefonia inglese. Nel 1999 Novari fa un ulteriore salto di qualità e diventa Amministratore delegato di Omnitel 2000, un nuovo settore strategico nato all’interno dell’azienda per sperimentare l’incrocio fra telecomunicazioni e nuovi media. In pratica è un assaggio dell’Umts, la tecnologia di telefonia mobile di terza generazione, perchè integra riconoscimento vocale e ipertesto per rendere reale la convergenza tra telecomunicazioni e internet.
La “new economy” delle tlc è appena iniziata e la sua corsa non sembra incontrare ostacoli. Nel frattemo, il 18 novembre 1999, si costituisce il nucleo originario di 3 Italia: nasce Andala Umts, inizialmente partecipata al 90 per cento da Tiscali e al 10 per cento da Franco Bernabè. Renato Soru e Bernabè sono Amministratore delegato e Presidente dell’azienda: i due manager si erano incontrati a un convegno e avevano deciso di fare una società per vincere una delle cinque preziosissime licenze Umts che il governo italiano avrebbe messo in palio nell’estate del 2001. Nel febbraio del 2000 chiamano proprio Novari perché diventi il Direttore generale della nuova società, che viene battezzata con una parola sarda che vuol dire “sentiero stretto”. Per loro si tratta di una scommessa a basso costo che avrebbe potuto dare anche buoni risultati, mentre per Novari è la prospettiva di realizzare un sogno: creare un’azienda dal nulla, dargli la sua impronta e aprire un mercato completamente nuovo. La rivoluzione digitale è alle porte e lui sa che quella è la scelta vincente. Per vincere il bando indetto dal governo, per Andala diventa strategico coinvolgere nella base azionaria della società un partner tecnologico-finanziario di dimensioni internazionali che possa sostenere il progetto. Gli azionisti della prima ora, ai quali nel frattempo si sono aggiunti Gemina, Espresso e San Paolo, prendono in considerazione anche la liquidazione della società per l’indisponibilità delle risorse necessarie e la difficoltà nel reperirli in breve tempo. Non la pensa cosi Novari, che nel frattempo ha chiamato un primo gruppo di ingegneri e vuole assolutamente far parte della gara perché è convinto che si possa creare il primo gestore italiano concentrato solo sulla nuova tecnologia. Il manager genovese non si perde d’animo e trova Li Ka-Shing, uno dei magnati più ricchi del sud-est asiatico e maggiore azionista del gruppo Cheung Kong Holdings, che a sua volta controlla la multinazionale cinese Hutchison Whampoa (HWL).
Novari parte quindi per Hong Kong, dove incontra Li. Alla fine, comte racconterà lo steso Novari in un’intervista, “la presentazione dell’azienda fila via liscia. Spiego l’insieme delle ragioni che fanno dell’Italia il posto giusto per sviluppare il 3G. II gran capo di Hutchison mi prende sottobraccio e mi fa: ‘We can do it’” .Con l’ingresso di HWL. nel capitale sociale, Andala acquisisce una proiezione internazionale e diventa uno dei pilastri della strategia globale della multinazionale che si stava focalizzando interamente sul 3G dopo aver fondato aziende di successo come Orange nel Regno Unito e Voice Stream negli Stati Uniti. La multinazionale cinese è infatti una protagonista assoluta dell’economia globale: opera nei servizi portuali, nelle telecomunicazioni e nell’ e-commerce, nel settore immobiliare, nella distribuzione, nell’energia e nelle infrastrutture, dando lavoro a oltre 220mila dipendenti in 54 paesi del mondo, e vale circa un terzo della capitalizzazione della borsa di Hong Kong. La sua presenza in Europa era giù consolidata: con l’arrivo in Italia punta a sviluppare l’ambizioso progetto di una rete 3G paneuropea.
Il 6 settembre 2000 viene varato il nuovo consiglio di amministrazione della società e Vincenzo Novari è confermato alla direzione generale anche dai nuovi azionisti. Alla fine di ottobre il ministero delle comunicazioni ufficializza l’esito della gara per l’Umts: Andala è tra i vincitori. Ottenuta la licenza al prezzo di 6.300 miliardi di lire, comincia la trasformazione di un gruppo di giovani brillanti in un’azienda vera, un progetto da oltre quattromila posti di lavoro nell’occupazione diretta e da 20mila nell’indotto. Sotto la guida di Novari, la società —che sarà ribattezzata prima H3G e poi 3 Italia - nel marzo del 2003 diventa il primo operatore a lanciare i servizi Umts in Europa. Negli anni successivi è la capofila di tutta l’industria delle comunicazioni mobili italiane introducendo per prima l’incentivo all’acquisto dei terminali di nuova generazione, un’offerta commerciale HSDPA (High Speed Downlink Packer Access), un’offerta all inclusive di internet in mobilità, un servizio di mobile tv su tecnologia DVBH, un servizio mobile dedicato al Voip e pensato per il mercato di massa, oltre ad uno smartphone “low cost” per i social media.
Novari sa che deve sfruttare il vantaggio nel lancio dei servizi per non farsi sfuggire la posizione d’avanguardia. E così nell’estate 2003 inizia la vendita dei primi telefonini per le videochiamate in Italia: all’inizio non proprio un successo, bisognerà aspettare qualche mese per vedere le cose cominciare a funzionare. Ora Novari guarda con interesse sempre maggiore al traffico di dati digitali, che dovrebbe essere la nuova tappa della rivoluzione moderna delle comunicazioni mobile. Come ha evidenziato anche l’ultima ricerca di ComScore, l’Italia è il paese europeo con più smartphone in circolazione, circa 15 milioni di apparecchi, e Novari ha intenzione di sfruttare al meglio la passione tecnologica degli italiani. L’anno scorso 3 Italia ha lanciato quello che ha definito “socialfonino” , uno smartphone predisposto per l’accesso a social network come Facebook o Twitter. A differenza di altri operatori, punta su terminali a prezzi contenuti, molto inferiori a quelli dei concorrenti, e sul marketing con offerte irrinunciabili grazie anche ella portabilità del numero.
E l’avventura di 3 Italia non è ancora finita: Novari è pronto a nuove sfide, prima fra tutte quella della banda lunga, anzi la banda larghissima, che potrebbe rappresentare una nuova rivoluzione multimediale. Novari ha ricoperto anche la carica di Vicepresidente di Assitel, l’associazione che rappresenta le imprese di telecomunicazioni nell’ambito del sistema Confindustria. È stato membro del consiglio direttivo di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, settore industriale che costituisce il 18% del Pil, attraverso 2.200.000 addetti impegnati in oltre 700.000 imprese. Il manager svolge inoltre un’intensa attività accademica e scientifica: ha insegnato marketing all’Università Federico II di Napoli e ha all’attivo numerose docenze presso SDA Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e a Piacenza. Ha pubblicato saggi di economia c comunicazione e nel 2003 è stato Keynote Speaker all’ITU World 2003 di Ginevra, la più importante rassegna mondiale delle telecomunicazioni, patrocinata da una organizzazione non governativa dell’ONU. Nella sua vita privata c’è una compagna (l’ex Miss Italia Daniela Ferolla, cui è legato da tempo) e un figlio, Giulio, di 18 anni.
Proprio con una lettera indirizzata a Giulio, nella quale rispondeva alla lunga missiva scritta da Pier Luigi Celli al proprio figlio sulle pagine del quotidiano La Repubblica per invitarlo a lasciare l’Italia, è finito sulle prime pagine dei giornali. Offrendo un’altra chiave di lettura della situazione economica e sociale italiana. Novari scrive: “A te, Giulio, ai tuoi compagni della generazione del ‘90, dico che il vostro futuro è qui. Se non siete orgogliosi del vostro paese, anche quando avete legittimi motivi per criticarlo, è difficile essere orgogliosi di voi stessi. La sfida è rimanere per cambiarlo, col tempo che ci vuole, fosse anche un sempre. Ci sarà tanto da fare e tocca a voi”. Nell’ambito personale e in quello professionale, Novari ha dimostrato di non temere né le sfide né i rischi, purché siano ben calcolati. Con un pizzico di temerarietà, compensata da molta ponderatezza, ha portato la sua azienda a diventare il quarto operatore di telefonia mobile in Italia. E l’avventura è tutt’altro che terminata, perché ci saranno sempre nuove sfide da affrontare.
Media Key, Dicembre 2010

La Madonna è scesa dalla Romania, sensuale e sexy da lasciare senza respiro. Per ora, per vederla bisogna accontentarsi degli spot di telefonia 3. Madalina Diana Ghenea, modella, 22 anni, alta 1 metro e 80, è già candidata a personaggio femminile dell’anno.
Su YouTube il video dello spot è stato visualizzato un milione di volte in una settimana. Attenzione però, guai a fare paragoni con Belén Rodriguez - anche lei testimonial per una compagnia telefonica - perché «non la conosco di persona e non mi sembra che le assomigli - dice Madalina piccata - e poi non sopporto il gossip. So che in Italia è dura, però senza offendere nessuno, è facile fare carriera con lo scandalo».
Parla un discreto italiano e non dice mai cose a vanvera. «Sarò banale e scontata, però non mi vedo bella, l’importante - sottolinea - sono altre cose. Il cervello e il cuore, ciò che conta in ogni persona». E ritorna sul concetto di banalità quanto racconta che ha iniziato a fare la modella per caso, « io sognavo di fare la psicologa o magari danza classica, insomma un lavoro che non avesse niente a che fare con la bellezza». Invece, a 15 anni, «ho cominciato a viaggiare ed è stato difficile allontanarmi dalla famiglia - l’amarcord - anche se mio padre era in Israele e mio fratello negli Usa, dunque eravamo abituati a stare lontani. Oggi comunque, il mio punto di riferimento resta la famiglia, quella è la mia casa, in Romania. Però in Italia mi trovo benissimo».
Non vive a Roma né a Milano o New York: «La mia casa è la valigia, vivo nelle stanze d’albergo. E stare sola, senza amici, spesso mi stanca». Madalina la modella giramondo, che una persona molto cara chiama «la Madonna, da piccola però ero Mada o Maddy», adesso punta dritto «al cinema più che sulla tv - assicura - sto studiando molto, a casa vedo solo film, qualche proposta mi è arrivata, voglio fare le scelte giuste. Tanto lo so che mi propongono solo ruoli da bomba sexy». A proposito, anche il Raoul Bova dello spot è molto sexy, in Italia le fan farebbero follie per toccarlo. «Io invece adoro Teresa Mannino, la conoscevo quando vedevo Zelig, mi fa ridere».
Sul presunto flirt con Marco Borriello, bomber sciupafemmine della Roma, è caustica: «Nulla di vero, non so da dove escano fuori queste voci. Zero assoluto». Da piccola soffriva: «Ero sempre la più alta, la più magra, la più scura di carnagione. Non sembro romena, da noi piacciono le bionde, alla fine però tutto questo mi ha aiutato per lavorare, soprattutto l’altezza». Non parla volentieri del privato: «Fidanzata? La vita privata deve rimanere tale, la privacy è l’ultimo pezzettino che mi è rimasto». Forse intendeva di libertà.
Che non significa per forza trasgredire: «No, non fumo, non bevo, non mi sono mai drogata anche se nel mio mondo sarebbe facile. Io sono normale e naturale. Non ricordo l’ultima volta che sono stata in discoteca: non amo la mondanità, la sera me ne sto a casa tranquilla, a sentire musica, a suonare il piano, a leggere». Anche la testa può essere sexy.


Leggo, 22/12/2010
Stiamo assistendo a un momento di grande cambiamento - dice Antonella Ambriola, responsabile della tecnologia per il carrier di telefonia mobile 3 - perché la tecnologia informatica diventa sempre più una commodity». Continua Ambriola, forse unica donna in Italia alla guida della tecnologia di un’azienda hi-tech di simili dimensioni: «Ho iniziato a lavorare in un ambiente in cui si possedevano fisicamente le macchine, i server. Adesso, sempre meno. Il ruolo del Cio passa da responsabile di risorse a quello di responsabile di risultati. Tipicamente risultati di business: si gestiscono servizi anziché persone che lavorano per te».
La trasformazione di 3, il più piccolo e agguerrito tra gli operatori mobili italiani dotati di rete proprietaria, è radicale. L’azienda ha scelto di virtualizzare e portare nella nuvola, cioè nella sfera dei servizi di cloud computing, i suoi cinque centri di calcolo, che gestiscono la vita digitale della società, delle infrastrutture e quindi dei clienti. Sono 120 applicazioni che da fine giugno vengono consolidate, mentre i vecchi server vengono virtualizzati, spenti e dismessi.
Il passaggio, che inizia adesso con Ericsson come capofila del progetto di outsourcing e Hp come partner per la realizzazione tecnica, comporta infatti anche la virtualizzazione del cuore del patrimonio informatico. I cinque centri di calcolo si riducono a due, il numero di server dimezzato e di conseguenza il risparmio di energia va al 50%, quello per hardware e software va al 50%, quello della complessità di gestione va al 30%.
«La nuvola - aggiunge Ambriola - per adesso è privata». Adesso bisogna parlare la lingua del profitto. Solo i costi di energia elettrica necessari ai centri di calcolo impattano per più del 10% sul costo complessivo della spesa energetica di 3. Ma ci sono anche i vantaggi: virtualizzare vuol dire aumentare la flessibilità, azzerare i tempi e i costi sul capitale dell’approvvigionamento di nuove apparecchiature. Tutto il cuore dell’azienda pulsa nei server che vengono virtualizzati e messi nel cloud: il backoffice con le attività per il funzionamento di una società da 2.500 dipendenti, ma anche il front-end verso i clienti, con i portali, tutti i servizi, il billing, gli sms, la fornitura di connessione, i servizi e le interfacce per le centrali telefoniche, gli applicativi per far funzionare i 4mila punti vendita, la logistica, l’assistenza tecnica e, insomma, tutti i processi tipici di una moderna telco.
Da questo punto di vista 3 è aiutata dal fatto di essersi spinta molto avanti sulle tecnologie digitali: la parte di televisione che viene trasmessa via radio è gestita completamente su tecnologia digitale basata su internet. Virtualizzare, mettere nel cloud e poi in outsourcing, così è meno traumatico di quel che può sembrare.

Sole 24 ore - Nòva 16/12/2010
Entro il 2013 i telefonini saranno, a livello mondiale, il mezzo principale di connessione a Internet. E’ quanto emerge dal recente studio diffuso dalla School of Management del Politecnico di Milano sul mercato della navigazione mobile.
Nel nostro Paese sono già 10 milioni gli italiani che si connettono a Internet attraverso il proprio cellulare, ben 4 milioni in più rispetto al 2009 (Fonte Politecnico, Luglio 2010). Sempre secondo il Politecnico, il popolo dei “Mobile Surfer” cresce giorno per giorno e il 50% utilizza la connessione da cellulare quasi tutti giorni, mentre il 40% scarica applicazioni mobili. Questa crescita esponenziale si deve sicuramente alla spinta di quella “rivoluzione culturale” messa in atto da produttori all’avanguardia come Apple e Google, ma anche al focus particolare per la mobile broadband degli operatori mobili che, introducendo piani tariffari aggressivi per la navigazione in mobilità e stringendo accordi con i principali brand del Web, social network in particolare, hanno spinto sulla sempre maggior diffusione degli smartphone e dei contenuti ottimizzati per la fruizione in mobilità.
I social media, in particolare, sono stati trai principali fattori propulsivi dell’accesso da cellulare: il 49% di coloro che accedono alla rete con il telefonino dichiara di essersi collegato ad un social network almeno una volta negli ultimi tre mesi e Facebook, con i suoi 16 milioni di utenti italiani e più di 500 milioni nel mondo, fa la parte da leone anche sulla connettività mobile.
E al riguardo, tra tutti gli operatori mobili, 3 Italia è l’operatore che da sempre si distingue per capacità innovativa e convenienza delle offerte. E’ il “disruptive provider” cui fa riferimento Forrester quando fotografa il mercato italiano dove “solo il 40% dei consumatori dispone di un laptop, ben al di sotto della media del 50% dell’Europa Occidentale. Ma grazie alla presenza rivoluzionaria dell’operatore 3 si registra una sostituzione del broadband domestico da parte della tecnologia cellulare superiore alla media”.
3 Italia, infatti, è stato il primo operatore mobile italiano ad aver sviluppato servizi e prodotti dedicati alla fruizione di Internet in mobilità attraverso il lancio di telefonini che integrano le applicazioni Web più popolari con offerte “all inclusive” aggressive che rendono accessibili a tutti, senza alcun anticipo o ad un costo iniziale minimo, smartphone e tablet Top di gamma come, ad esempio, iPhone 4, Samsung Galaxy S, Samsung Omnia 7, BlackBerry Pearl 3G, HTC Desire HD, Nokia N8, oltre al nuovissimo Galaxy Tab di Samsung che sta già diventando, insieme ad iPad, l’oggetto del desiderio degli utenti più esigenti.
Infatti, con gli abbonamenti TOP 400 (400 minuti di chiamate, 100 sms e 2 GB inclusi nel canone mensile di 29 euro), TOP 800 (800 minuti, 200 sms e 2 GB a 49 euro al mese), TOP 1600 (1600 minuti, 400 sms e 2 GB a 79 euro al mese) e TOP 3000 (3000 minuti, 600 sms e 20 GB a 149 euro al mese) il videofonino é sempre incluso a partire da 0 euro. A chi ha già il telefono, invece, 3 Italia dedica gli abbonamenti della gamma POWER che offrono elevati volumi di traffico a prezzi davvero convenienti: POWER 800 offre 800 minuti di chiamate, 200 sms e 2 GB inclusi nel canone mensile di 29 euro; POWER 1600 mette a disposizione 1600 minuti, 400 sms e 2 GB con 49 euro al mese, mentre POWER 3000 include 3000 minuti, 600 sms e 20 GB nel canone mensile di 99 euro.
Inoltre, chi entro il 31 dicembre 2010 sottoscrive un abbonamento 3 (Top 800, Top 1600, Top 3000, Power 1600 o Power 3000) portando il numero da un altro operatore, potrà beneficiare della Promo No Tax: 3 Italia sconterà dalle fatture l’importo della Tassa di Concessione Governativa per i 12 mesi successivi all’attivazione dell’abbonamento.
Per quanto riguarda le offerte ricaricabili, l’ultima nata in casa 3 è Smartpack Gold che, con un costo di attivazione una tantum di soli 10 euro (con 2 euro di traffico incluso), fino al 31/12/2011 offre gratis 60 minuti al mese di chiamate verso tutti, 50MB al giorno di navigazione dal proprio telefonino e una Card Gold di Grande Cinema 3 per andare al cinema una volta a settimana fino alla fine del prossimo anno.
Smartpack Gold é la ricaricabile ideale per gli smartphone e, a tutti i clienti che scelgono di attivarla, 3 Italia offre la possibilità di acquistare l’esclusivo smartphone Samsung Pocket 3G Evo a soli 49 euro anziché 99 euro. 3 Italia sta inoltre lavorando al potenziamento della capacità di tutta la sua rete per contribuire alla riduzione del Digital Divide, dotando il Paese di un’efficiente infrastruttura per la banda larga mobile. 3 Italia, infatti, entro il 2011 offrirà velocità fino a 21 Mbps sul 100% della sua rete e 42 Mbps sul 50%, mentre nel 2012, grazie all’LTE, permetterà di raggiungere velocità superiori a 100 Mbps nelle principali città italiane.

Panorama, 12/12/2010
C’era una volta un operatore telefonico che scelse come testimonial di un proprio spot una sconosciuta modella australiana. Era il 1999 e nelle case di milioni di italiani entrò una certa Megan Gale. In teoria doveva prestare volto e corpo al marchio solo per qualche mese. Ma tra lei e gli italiani fu subito amore. Infatti, quando la stagione successiva provarono a sostituirla con una modella kazaka, Tatiana Zavialova, questa durò giusto un paio di spot e Megan fu richiamata a furor di popolo. Sono le regole dell’attrazione (pubblicitaria): un gioco in cui scegliere la testimonial giusta fa scattare la scintilla tra consumatore e marchio
L’ultima scommessa ha il nome di Madalina Diana Ghenea, modella romena di 22 anni arruolata dalla Tre. Gli italiani l’hanno scoperta lo scorso 14 novembre, quando è andato on air per la prima volta lo spot in cui appare insieme all’attore Raoul Bova e alla comica Teresa Mannino. È lei la bella ragazza che con la scusa di avere finito il credito del proprio cellulare stampa le proprie labbra sul telefonino dell’attore. Madalina viene da Slatina, cittadina nel sud della Romania. Da ragazzina ha sognato di diventare ballerina classica, ma si è dovuta arrendere al fatto di essere troppo alta. Una caratteristica che l’ha fatta un po’ soffrire da ragazzina, ma che le ha spianato la strada di modella. Parla bene l’italiano e nella chiacchierata telefonica con Panorama alterna dichiarazioni di prammatica («Per me le donne più belle del mondo sono Sophia Loren e Monica Bellucci») a rivelazioni sorprendenti, come la passione perla meccanica quantistica. Non è l’unica curiosità numerica che la riguarda: Madalina infatti è nata l’8.8.88.
Scaramantica?
Sono un po’ napoletana, sì. L’8 mi perseguita. Sto ancora cercando di capire se è il mio numero fortunato.
Quando lasciò la Romania?
A 15 anni. Sono venuta a Milano come modella. Una delle mie prime foto è uscita sul Corriere della sera, sfilavo per Gattinoni. Ma per me era importante studiare, così andavo avanti e indietro dalla Romania. Per dire facevo la settimana della moda a Milano e poi tornavo a scuola a Slatina. ll fatto però che facessi la modella e dovessi viaggiare non era molto ben accetto nella mia scuola. Il mio è un ex paese comunista: lì devi studiare, non esistono scuse Ora sono diventata una cittadina del mondo. Vivo in una valigia.
È nata un anno prima della rivoluzione.
Sì, ma non ho ricordi. Per i miei genitori si stava meglio quando si stava peggio: prima avevano tutti un lavoro e stavano mediamente bene. Dopo sono arrivate ricchezza e povertà. Ma penso che sia così in tutto il mondo.
Conosce il rischio cui va incontro con questo spot? Potrebbe diventare la ragazza più inseguita d’Italia.
Sono contentissima, per me è stato sconvolgente girare uno spot con Raoul Bova, un attore amatissimo. Ma la mia vita privata rimarrà tale.
Qualcuno farà paragoni tra lei e Belen Rodriguez, testimonial di un altro operatore telefonico.
Non ho nel sangue la concorrenza. La mia vita non c’entra con lo spot. Di Belen dico che non la conosco e che probabilmente siamo due persone completamente diverse.
Non fa vita mondana?
La sera non esco quasi mai. Solo per andare al cinema.
Come è nata la passione per la meccanica quantistica?
Un amico mi ha consigliato un libro sorprendente, What the bleep do we know? (edito in Italia dalla Macro edizioni, ndr). Mi ha fatto capire come l’uomo possa interfacciarsi con la mente di Dio. Non voglio sembrare una figlia dei fiori, però certe sue teorie si avvicinano ai concetti fondamentali di alcune filosofie orientali.
Nel suo curriculum c’è scritto che Parigi le ha regalato il primo amore.
Ecco, siamo arrivati alla vita privata. Non ne parlo, questo lo tengo per me.

Panorama 10/12/2010
Vincenzo Novari e 3 Italia, un percorso pieno di soddisfazioni e difficoltà.
“Tra il 2005 ed il 2006 in azienda iniziamo a capire che la situazione non è semplice perché ci sono elementi, come l’esplosione del mondo dei dati in mobilità, che ancora non arrivano. Questa era una scommessa su cui avevamo puntato sin dal 2001, ipotizzando che dopo 5 anni ci sarebbe stata l’esplosione di internet in mobilità. Arriviamo fino al 2007 senza un nulla di fatto e il risultato è che perdiamo 800 milioni di euro, replicando nel 2008. E’ una fase critica per l’azienda e i competitor cercano di darci la spallata definitiva per toglierci di mezzo: siamo scomodi nel “triopolio” delle telecomunicazioni, una quarta voce fuori dal coro.
Perché scomodi?
“Siamo stati scomodi quando, ad esempio, applicavamo il sussidio dei terminali: quella mossa ebbe il risultato di frenare l’EBITDA di TIM e costrinse i competitor a seguirci”.
Come avete reagito?
“Siamo stati costretti a fare delle scelte. Abbiamo dovuto rallentare gli investimenti, e in particolare quelli legati alla rete, dopo un primo roll-out di 3-4 anni al ritmo record di 1500 siti installati ogni anno. Quando i nostri finanziatori percepiscono che le cose non vanno come avrebbero dovuto, ci chiedono di allentare la spinta sul mercato”
Un brutto momento, ma è passato?
“La nuova fase è cominciata nel 2008/2009 quando c’è stata la grande esplosione del web 2.0 e dei dati in mobilità. Si parte con YouTube e MSN, mentre nel 2008 arriva la più compiuta espressione di quel processo con l’arrivo di social network come Facebook. Tutto questo ha cambiato le necessità creando un bisogno di quei dati in mobilità che, in precedenza, non era giustificato dall’esigenza di scaricare solo una suoneria o di fare una videochiamata. Un investimento di 10 miliardi di euro non sarebbe stato giustificato solo per quello. In realtà – continua l’A.D. – abbiamo creduto sin dall’inizio nei dati, ma si è dovuto aspettare l’esplosione dell’utilizzo e delle applicazioni per capirne la portata”.
Tra i vari investimenti, c’era anche quello per le piattaforme della TV in mobilità, il DVB-H in primis.
“Anche per la tv – continua l’A.D. di 3 Italia – abbiamo cercato la tecnologia migliore, ma anche questo non era il nostro obiettivo ultimo. Così, considerando il ritardo dell’esplosione dell’utilizzo di internet mobile, abbiamo investito nel DVB-H nel 2006 confortati anche dai risultati avuti in Corea del Sud, ovvero in un paese che solitamente anticipa le tendenze. Non potevamo stare in attesa di qualcosa che sembrava troppo futuribile, abbiamo scelto quindi questa strada”.
Come è andata?
“Ci siamo trovati da soli a sviluppare la TV mobile, mentre in Europa non ci ha seguito nessuno, soprattutto i produttori di terminali. Noi cercavamo un prodotto che colpisse la massa, perché la televisione è un prodotto di massa, ed invece nel mercato avevamo terminali costosi e di nicchia. Il risultato è stato che chi aveva i soldi per acquistare un terminale DVB-H non era interessato a questo servizio e viceversa”.
Quale è stato il problema?
“Abbiamo provato a costruire dei prodotti a prezzo contenuto, ma ci è mancata la dimensione di scala europea. Abbiamo avuto un buon successo sul DVB-H con più di 800 mila clienti, ma gli altri non ci hanno seguito. Dunque la produzione di terminali, per abbassare il prezzo degli stessi e con la diffusione di schermi con dimensione più ampia, non si è potuta attuare”. Una situazione che ha portato anche Swisscom a lasciare il progetto con motivazioni pressochè identiche.
Quale è quindi la situazione della TV mobile attuale?
“Ad oggi stiamo cercando di trovare delle soluzioni evolutive, lo streaming ci sta aiutando in quanto fornisce qualità molto buone con codifiche e standard molto elevati. L’idea è di “virare” tutto il mondo TV verso modalità diverse di trasmissione: quando la rete DVB-H sarà “scarica” la potremo dedicare ad altre tecnologie, come ad esempio il DTT”.
Un altro punto aperto è quello della copertura: in molti lamentano che la situazione è statica da diverso tempo. Cosa è successo?
“E’ successo che nel frattempo, ritornando al racconto delle fasi evolutive dell’azienda, “inciampammo” – nel marzo 2007 – nel decreto Bersani con cui venne deciso di intervenire sul costo delle ricariche. Un provvedimento che ci fece molto male e rispetto al quale inutilmente urlai ai 4 venti che era del tutto anticoncorrenziale perché favoriva gli operatori ricchi, Tim e Vodafone e danneggiava molto gli operatori più poveri. Di lì scaturirono tre conseguenze principali:
Una nuova rete quindi?
“Esattamente. L’abbiamo iniziata a realizzare tra il 2009 e il 2010: in alcune zone d’Italia stiamo sostituendo tutta la rete e quando sostituisci una componente così importante e numericamente ampia – si parla di 9000 antenne, ndr - si va incontro a periodi di crisi dovuti proprio a tali aggiornamenti tecnologici. Gli impatti verificati si possono protrarre per settimane, se non per mesi. Abbiamo iniziato nella seconda metà del 2009 e stiamo fronteggiando una fase di fine tuning resa ancora più complessa dall’esplosione dei dati in mobilità”.
Cosa avete deciso di fare?
“Decidemmo di ridefinire la struttura dei costi per far ripartire gli investimenti per la rete. Uno snodo fondamentale, e doloroso, per evitare di far fare all’azienda la stessa fine di Blu fu la realizzazione di un piano di esodi incentivati nell’ultimo trimestre del 2008. Come diretta conseguenza di quelle decisioni, prese avvio un grande progetto di ampliamento della rete. Dal 2007 al 2009 abbiamo installato 500 siti all’anno: quest’anno stiamo ritornando a livelli da primato con 1000 nuove installazioni per migliorare la copertura nelle zone dove siamo carenti e potenziare la rete già esistente in zone ben individuate come il Nord Est, la costa adriatica e la Campania”.
Su quali criteri di sviluppo della rete puntate? Continuità o aree urbanizzate?
“La continuità è fondamentale ma dovevamo scegliere se dare continuità, per esempio per coprire le gallerie che attualmente non copriamo, o dare servizio in alcuni paesi e città di piccole dimensioni che al momento non sono serviti. In questo caso abbiamo fatto una scelta importante: H3G è il primo operatore in Italia a pianificare la rete in base alla densità demografica e non in base al PIL dell’area da coprire: per esempio abbiamo dato grande impulso alla rete nel sud Italia, perché ritenevamo fosse giusto così. Infatti, quando sento dire in materia di NGN che si vuol coprire prioritariamente 13 grandi città ritengo si commetta un errore: si tratta di città che già dispongono di infrastrutture avanzate e ne hanno una minore “necessità sociale” rispetto al Sud del nostro paese”.
Ampliare la copertura però ad oggi sembra difficile, puntate ancora molto sulle frequenze a 900MHz?
“Noi ad oggi facciamo viaggiare l’UMTS sui 2.100 MHz. e questo richiede molte antenne per poter coprire il territorio perché le antenne hanno un raggio limitato rispetto alla frequenza a 900 MHz. Per coprire bene l’Italia con l’UMTS a 900 bastano 2000 siti, mentre sui 2.100 MHz. ne dobbiamo avere invece, ad oggi, 12000. Il punto è che 3 è ad oggi l’unico gestore a non avere un blocco da 900 MHz: è acclarato che anche noi dobbiamo avere il nostro blocco di 5 megahertz a 900 ma lo libereranno completamente solo nel 2013, mentre dal 2011 ci verranno date zone di scarso utilizzo. Insomma, con questo timing dovremmo iniziare a costruire la nostra rete a livello nazionale a 900 MHz. sperando di finirla entro la fine del 2013, in una visione ottimistica. Ed è anche per questo che la nostra posizione sui costi di terminazione resta dura nei confronti dell’Authority visto che siamo stati discriminati”.
Come?
“La fortuna di Tim e Vodafone nasce nel fatto che, nei primi 5 anni di attività, prendevano 1.800 lire al munito per ogni chiamate terminata sulla loro rete: una cifra scesa a 900 lire, poi a 400 fino a 250. Noi invece siamo stati discriminati anche nei confronti di Wind, oltre a Tim e Omnitel/Vodafone, tanto che ad oggi si continua a non tenere in considerazione che la nostra struttura di costo non può essere comparabile a quelle degli altri visto che non abbiamo la rete a 900 MHz. Se noi potessimo, metteremmo 5000 antenne in più già da domani, ma avendo un budget da rispettare, dobbiamo cercare di posizionarle in aree strategiche rispettando tre criteri fondamentali: dove ho più bisogno di capacità, dove ho più bisogno di copertura e dove ho più bisogno di continuità. Questo è il dilemma che ci troviamo ad affrontare ogni sei mesi quando facciamo il piano di rete”.
Rete che comunque, al di là dei lavori che dicevamo, trova molti clienti insoddisfatti per la lentezza di internet mobile
“E’ vero. Fino a poco tempo fa la capacità non era un nostro problema mentre oggi lo è. Perché? Perché ho 10.000 clienti che con il P2P mi assorbono la stessa capacità degli altri 850mila. Allora bisogna trovare una soluzione tra due ipotesi: o limitare i 10mila clienti per poter dar servizio agli altri 850 mila oppure dare pessimo servizio a tutti gli 860 mila clienti dati. La scelta è stata tendenzialmente la prima e dunque cerco di limitare quei 10 mila. Ovviamente c’è modo e modo di limitare con piattaforme che però devono essere tarate per poter agire nel modo migliore. La nostra piattaforma attualmente è in fase di start up dove, per adesso, limita senza tanta gentilezza i clienti, tra sei mesi sarà perfezionata ed agirà nel momento e nel modo giusto”.
I clienti che subiscono un cambiamento del contratto in corso però si arrabbiano.
“Nel contratto c’è scritto che per motivi di sicurezza della rete l’operatore si riserva il diritto di poter apportare delle modifiche che, in questo caso, sono le limitazioni di velocità che stiamo imponendo ad alcuni clienti.
Non sarebbe forse il caso di seguire alcuni modelli europei dove si offrono contrattualmente X o Y GB di qualità a fronte di un diverso costo?
“Per fare un’operazione del genere ci vogliono delle macchine “intelligenti” capaci di registrare i volumi ed agire nel momento giusto. Qui da noi solo da alcuni mesi si sta verificando il sovraccarico della rete. Ci siamo messi a lavorare su questa cosa, ma ci vuole tempo. E non potendo cambiare il contratto offerto in corso abbiamo scelto la via limitazione come previsto dalle Condizioni Generali di Contratto e dalla Carta di Servizi. Comunque stiamo lavorando per potenziare la rete, ci vuole tempo e pazienza. Come quando si costruisce una linea del metrò si aprono dei cantieri e si sconta un periodo di ovvi disagi, ma nell’arco massimo di 18 mesi saremo a regime in una posizione privilegiata rispetto ai competitor. Come del resto lo siamo stati fino a qualche mese fa, visto che ora siamo come gli altri, mentre prima eravamo migliori degli altri”.
Quindi cosa rispondiamo a chi critica 3?
“Spesso contesto i toni, non i contenuti. In tal senso proviamo ad immaginare cosa sarebbe il nostro mondo senza 3: sarebbe con TIM, Vodafone e Wind che avrebbero sul mercato proposte commerciali con 500 MB a 29 euro e non a 10 GB di media, come è adesso. Nello scenario italiano abbiamo costituito un elemento di innovazione strutturale accompagnata da un successo enorme che ha cambiato le regole del gioco in un settore importante della nostra economia. Non mi sembra ci siano stati altri casi analoghi. Sarebbe interessante calcolare i benefici per la società italiana legati all’esistenza di 3 Italia, mettendo insieme tutto il PIL creato dall’azienda, i risparmi per le famiglie e le aziende italiane (considerando non solo i clienti di 3 Italia, ma la totalità dei consumatori, avvantaggiati dalla competizione “spinta” legata alle stesse iniziative commerciali di 3 Italia), oltre agli investimenti messi in campo dalla nostra azienda. Certo lanciare sempre nuove sfide è scomodo e ti porta a sbagliare più degli altri, ma è anche la mission di 3, e l’abbiamo perseguita con un certo successo se è vero che siamo una delle aziende UMTS più grandi in Europa”.
Per chiudere non può mancare una domanda sui rapporti con la clientela. Talvolta emerge una certa propensione dell’azienda alla litigiosità. A cosa si deve?
“Più che di litigiosità penso si possa parlare di una certa combattività indotta dai continui attacchi operati un po’ da tutti i soggetti della filiera delle tlc, inclusi talvolta anche i clienti. Mi vengono in mente quei 500mila telefoni sul mercato sbloccati proprio dai clienti ed utilizzati su altre reti: forse su alcune cose siamo degli illusi, come quando pensiamo che non sia corretto “craccare” i telefoni o i software. Anche se oggi può sembrare una bestemmia, per noi ci sono delle regole che vanno rispettate. Se abbiamo dovuto mettere 400 nostri colleghi fuori dall’azienda, ci siamo stati costretti anche perché qualcuno ha commesso dei reati. Tutto questo per dire che quello che si lamenta non sempre è quello in buona fede. Quando la tua azienda rischia di sparire dal mercato, la reazione è quella di colpire la minoranza “disonesta”: il risultato è che talvolta si prendono di mira i “clienti sani”. Certo, questo è un problema, perché finisci per non dare un servizio, come accade per esempio con il trasferimento di chiamata, per colpa di pochissimi, ma è difficile, tecnologicamente, riconoscere i clienti disonesti. Anche per questo abbiamo cominciato una rivoluzione silenziosa come il Progetto Verde dedicato al mondo dei call center”.
Ossia?
“E’ una rivoluzione epocale per i call center, che molti vedono come le fabbriche del 2000. Abbiamo ridefinito l’ottica dei call center, dividendo gli addetti in 69 gruppi di lavoro, rendendoli individualmente responsabili di tutto ciò che riguarda i nostri migliori clienti e collegando remunerazioni aggiuntive al ricavo che si ottiene dai clienti. Tutto questo ha portato ad un clima aziendale positivo, frutto dell’entusiasmo degli operatori: i clienti se ne sono accorti tanto che scrivono lettere di ringraziamento per il servizio ricevuto. E’ una scelta strategica e stiamo riuscendo a dimostrare all’azionista che i maggiori costi sostenuti per sviluppare questo progetto portano ricavi significativamente maggiori. Questo magari ci permetterà di aprire un nuovo call center ed assumere altre 500 persone, creando ricchezza e occupazione. Per me è un sogno che si avvera, tanto più in momento di crisi economica. I colleghi impegnati nel progetto imparano a conoscere i loro clienti, a distinguere quelli onesti da quelli che non lo sono e dispongono delle leve gestionali in autonomia e in assenza di gerarchie. Per il cliente a 5 stelle c’è anche il vantaggio di parlare sempre con lo stesso gruppo di lavoro, instaurando una relazione personale che migliora la qualità del servizio”.
Dopo oltre un’ora di intervista, siamo curiosi anche di sapere se il numero uno di 3 Italia conosce Mondo 3 e cosa ne pensa.
“Sì, in una prima fase – fin dal 2002 (anno della nostra creazione, ndr) – ho seguito molto Mondo3 per capire gli umori dei clienti. C’era un grande equilibrio e il dibattito era garbato”.
E poi?
“In una seconda fase, mentre noi eravamo impegnati in una lotta per la sopravvivenza, il tono del sito ha iniziato ad essere più “pesante” ed aggressivo: non sono mancati gli insulti personali e anche qualche “distorsione” della verità, per cui ho smesso di consultare il forum.”
http://www.mondo3.com/ 01-10-2010
Sono più di mezzo milione le card che i clienti di 3 Italia hanno attivato e stanno utilizzando per andare al cinema gratuitamente grazie all’iniziativa Grande Cinema 3.
Partita lo scorso Aprile, l’operazione promozionale lanciata dall’operatore di telefonia mobile e Internet 3 Italia offre la possibilità ai clienti di 3 di andare gratuitamente al cinema, da una a quattro volte al mese, a seconda della tipologia della card ricevuta. Le sale che hanno aderito a Grande Cinema 3 sono 350 per circa 1300 schermi nel 90% delle province italiane.
Ad oggi le distribuzioni che partecipano sono Sony, Fox, Medusa, 01, Moviemax, Lucky Red, Iris, Mediaplex e ultimamente anche Disney. “L’iniziativa – spiega Davide Villa, PMO & Process Control Director di 3 Italia – sta andando molto bene. Abbiamo avuto una buona risposta da parte dei clienti, superando in pochi mesi il mezzo milione di card ritirate e attivate. E’ un numero molto interessante perché, considerando che la campagna è indirizzata a circa 2 milioni di clienti, abbiamo raggiunto in poco tempo il 25% di copertura”.
3 Italia ha la possibilità, con un sistema collegato alle card, di monitorare i flussi e di verificare dove e quando gli abbonati vanno a vedere un film. “Un primo dato interessante che abbiamo rilevato – dice Villa - è che i nostri clienti preferiscono andare al cinema durante la settimana piuttosto che nel week-end: rispetto alla media nazionale del mercato, la percentuale di chi utilizza la card durante la settimana è infatti maggiore del 10%. Oltre il 90% di chi utilizza la card va al cinema con un’altra persona e di questi il 10% è accompagnato da più di una persona. Inoltre, in una prima indagine di mercato sulla clientela che ha usato le card, è stato rilevato che è significativa anche la spesa nei bar dei cinema, tra i due e i quattro euro a persona”.
“3 Italia – spiega ancora Villa - ha sempre visto i contenuti multimediali, in particolare i video, come il prodotto più importante da offrire ai propri clienti. Con Grande Cinema 3 siamo riusciti ad arrivare alla fine della catena: sui telefonini abbiamo prima offerto video in pillole, poi la televisione e i film, e il video on demand; oggi abbiamo chiuso il cerchio offrendo il film nel luogo principe per la sua visione, la sala cinematografica. Da parte nostra, quindi, c’è grande ottimismo per il futuro dell’iniziativa anche perché, oltre ad avere una buona offerta di strutture cinematografiche, possiamo contare su un’altrettanto buona offerta di film, con un autunno che ci fa ben sperare grazie all’uscita di titoli importanti, sia italiani che stranieri”.
Oltre ai film, 3 Italia ha già iniziato a sperimentare contenuti alternativi. “Durante gli ultimi Mondiali di calcio abbiamo offerto ai clienti muniti di card la possibilità di vedere le partite in 3D nelle sale del circuito The Space Cinema. Siamo interessati ad allargare la nostra offerta anche ai contenuti alternativi che vengono programmati nei cinema, ovviamente valutando e studiando l’iniziativa volta per volta con gli esercenti”.
Corriere dello Spettacolo 30/8/2010
Hutchison Whampoa ha annunciato oggi i risultati ottenuti dal Gruppo 3 nel primo semestre 2010 con le attività 3G in Australia, Austria, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Italia, Macao,Regno Unito e Svezia. La base clienti UMTS è aumentata del 6% e attualmente supera i 27,8 milioni di clienti nel mondo. Si attestano a 5 milioni i clienti con connessione Internet a banda larga mobile, in crescita del 16% nella prima metà dell’anno.
Il fatturato complessivo del Gruppo 3 è cresciuto del 13% e ha toccato quota 29,859 miliardi di dollari di HK (circa 3,12 miliardi di euro), mentre le perdite operative nette (LBIT) sono calate dell’82% a 998 milioni di dollari di HK (circa 104 milioni di euro). Questo risultato è dovuto principalmente al miglioramento dell’EBITDA e alla riduzione dei costi di ammortamento per la licenza 3G in Gran Bretagna. Escludendo gli effetti di questa riduzione, le perdite sono diminuite del 56%.
L’ARPU relativo agli ultimi dodici mesi del Gruppo 3 ha registrato un incremento dell’1% a quota 28,58 euro rispetto al valore del 2009, mentre l’EBITDA al netto dei CACs (costi di acquisizione dei nuovi clienti e di retention dei clienti esistenti) è stato di 3,627 miliardi di dollari di HK (circa 379 milioni di euro), con un incremento di 3,447 miliardi di dollari di HK (circa 360 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il miglioramento dell’EBITDA è principalmente dovuto alla crescita del fatturato e alla diminuzione dei costi operativi e dei CACs. In assenza di condizioni di mercato avverse o di interventi regolatori avversi, il management del Gruppo 3 si aspetta di dare un contributo concreto al raggiungimento dell’EBIT positivo su base annuale.
Risultati di 3 Italia
Nel corso del primo semestre dell’anno la customer base di 3 Italia è aumentata dello 0,5% e ha toccato quota 9,034 milioni di clienti al 4 agosto 2010. Il mix della clientela è migliorato grazie all’aumento dei clienti con contratto: al 30 giugno 2010 i clienti ad alto valore costituivano infatti il 38% dei clienti totali, in crescita rispetto al 34% del primo semestre2009. In crescita anche i clienti abilitati alla connessione Internet in banda larga mobile attraverso le Internet Key, che si attestano a 1,405 milioni (+69% rispetto al primo semestre del 2009).
I ricavi di 3 Italia ammontano a 844,9 milioni di euro, in crescita dell’1% rispetto al primo semestre del 2009, mentre le perdite prima delle tasse e degli interessi (LBIT) sono diminuite del 65% a 73 milioni di euro rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Il miglioramento è dovuto al perfezionamento della struttura dei costi legata principalmente agli accordi di outsourcing, alla riduzione dei CACs e alla rinegoziazione del contratto di roaming nazionale.
L’ARPU totale relativo agli ultimi dodici mesi calcolato sui clienti attivi è rimasto stabile a 23,21 euro (-1% rispetto al dicembre 2009), mentre cresce l’incidenza dell’ARPU Dati, che costituisce il 39% dell’ARPU Totale rispetto al 36,2% di un anno prima.
In crescita anche il traffico voce (+15%) e gli SMS (+15%). Prosegue il trend estremamente positivo del traffico dati trasportato sulla rete di 3 Italia, cresciuto del 216% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre a luglio 2010 il traffico dati giornaliero ha raggiunto gli 80 Terabyte.
La rete UMTS/HSPA di 3 Italia rimane la più estesa a livello nazionale, coprendo circa il 90% della popolazione, con velocità fino a 21 Mbps in download e fino a 5.76 Mbps in upload.
Nel corso del semestre, il lancio di nuovi abbonamenti all-inclusive e delle chiavette Internet con traffico incluso ha permesso a 3 Italia di incrementare l’acquisizione di clienti ad alto valore, mentre l’iniziativa Grande Cinema 3, che permette ai clienti 3 di andare al cinema gratis fino alla fine dell’anno (1300 sale negli oltre 350 cinema convenzionati) e l’implementazione di un nuovo modello organizzativo per l’assistenza clienti, hanno contribuito significativamente alla fidelizzazione della customer base.
Sul fronte dell’innovazione, il semestre ha visto anche il lancio de La3, il primo canale TV in Italia dedicato completamente ai giochi, in onda su SKY e sui videofonini 3, oltre al rafforzamento dell’offerta dedicata alla banda larga mobile in tutte le sue componenti, a partire da Smartpack, l’offerta ricaricabile per gli smartphone con minuti e dati inclusi, per arrivare al lancio della tariffa per iPad più competitiva del mercato (3 GB/30giorni al costo di 5 euro) e dell’unica offerta in Italia che permette di avere a zero euro il nuovo smartphone iPhone 4 di Apple.
www.tre.it 5 Agosto 2010