«Che errore aumentare le tariffe dei telefonini dopo il decreto Bersani». Telefonini che funzionano come dei veri microcomputer portatili, net community a cui partecipano milioni di persone, la vita on-line sta diventando sempre più importante per la stragrande maggioranza degli italiani. Se non sei connesso non esisti, per parafrasare il profeta dei “villaggio globale” Marshall McLuhan. Sulla portata dei cambiamenti in atto, a livello individuale e sistemico abbiamo sentito Vincenzo Novari, classe 1959, amministratore delegato di H3G, società che attraverso il marchio “3” è uno dei quattro gestori italiani di telefonia mobile.
D: L’accesso alla rete con le connessioni mobili sta cambiando il nostro modo di comunicare e forse anche di esistere. Secondo lei si sta verificando quella convergenza fra piattaforme tecnologiche diverse di cui si parla da anni?
R: «La rivoluzione vera è quella del Web 2,0 di cui i social network fanno parte, ma non parlerei di convergenza, un termine che non riesce a cogliere i fenomeni che si sono susseguiti in questi anni».
D: Ci fa un esempio? R: «Il digitale terrestre si sta affermando come tecnologia di broadcasting ma rimane totalmente indipendente dal mondo di Internet. Le tre grandi famiglie, il digitale terrestre, la fibra e l’evoluzione della banda larga mobile continueranno a coesistere».
D: “Secondo lei i social network sono una moda?
R: «Può esserlo Facebook o Twitter ma l’interconnessione puntuale tra tutti gli utenti della rete è una vera rivoluzione, capace di segnare la nostra vita nei prossimi cento anni».
D: Parliamo della banda larga. Pensa anche lei che sia strategica per lo sviluppo di un Paese?
R: «E’ centrale per il Paese ma coinvolge risorse di dimensioni tali per cui in questo momento non può avere la precedenza su altre priorità come gli ammortizzatori sociali, il lavoro, la sanità, la sicurezza. Ha senso semmai una strategia a doppio binario: la partenza di un progetto di fibra ma con investimenti gestiti nell’arco di dieci anni assieme a un progetto di banda larga mobile in cui potrebbero impegnarsi gli operatori, il governo e gli enti locali per portare la connessione a 2 megabit dovunque in Italia. A costi molto più sostenibili».
D: Cosa pensa della rete fissa? Va davvero resa pubblica? E a che prezzo?
R: «La rete della Telecom dovrà essere scorporata. La mia opinione è che a questo progetto debbano partecipare tutti gli operatori di telecomunicazioni e debba esserci una presenza dello Stato. Nel board, poi, dovrebbero sedere un commissario dell’Authority per le Tlc e uno dell’Antitrust. In tutto questo non dobbiamo dimenticare i sacrosanti diritti degli azionisti. Per non penalizzarli la valutazione dell’asset dovrà essere fatta da analisti capaci di tutelare gli interessi di tutti. Non è corretto che un singolo azionista, oltretutto straniero, possa tenere sotto scacco un intero Paese».
D: Sta parlando di Telefonica?
R: «Questo lo dice lei…».
D: Pensa a un consorzio misto?
R: «Penso a una società con una presenza pubblica nel capitale: un terzo agli operatori, un terzo al mercato e un terzo allo Stato, con i rappresentanti delle Authority nel CdA».
D: H3G è stato il primo carrier a puntare sulle applicazioni Umts, quando tutti addirittura davano per morta la piattaforma ancora prima che nascesse. È stata una scelta vincente?
R: «Eravamo convinti che un giorno le reti mobili avrebbero trasportato più dati che voce e su questo abbiamo costruito un’infrastruttura per il trasporto di dati. Ci sono stati dei ritardi… Poi è arrivato il Web 2.0. Però ora ci siamo».
D: Se potesse tornare indietro c’è una scelta, a livello di strategie aziendali, che non rifarebbe più?
R: «Alla fine del 2007 abbiamo aumentato le nostre tariffe per recuperare le conseguenze del decreto Bersani che cancellava i costi delle ricariche. Quella scelta si è rivelata un grande aiuto ai due monopolisti Tim e Vodafone. Se potessi tomaie indietro non perderei quei 400mila clienti che regalammo ai colossi».
D: È notizia di pochi giorni fa l’iniezione di liquidità per 2 miliardi di euro da parte dell’azionista di controllo. Una somma destinata alla copertura dell’indebitamento, trasformato così in un finanziamento infragruppo. Questo significa che l’azionista cinese Hutchison Whampoa rilancia sulle vostre possibilità di sviluppo?
R: «Il cambiamento della nostra struttura finanziaria da debito nei confronti delle banche a finanziamento soci dimostra la fiducia degli azionisti nel nostro progetto: il vento sta andando nella direzione che ci aspettavamo. Questo ci permetterà di portare avanti nuovi progetti. Il nostro 2010 non sarà certo avaro di sorprese».
D: Qual è il vostro rapporto con le banche? Vi stanno supportando in un momento difficile per l’intera economia mondiale?
R: «È triste dirlo: il sistema finanziario aiuta chi ha già i soldi. Noi abbiamo un azionista particolarmente ricco e con noi le banche sono sempre disponibili».
[Libero - 1/1/2010]
Libero intervista Vincenzo Novari: l’interconnessione puntuale tra tutti gli utenti della rete è una vera rivoluzione