Di una cosa Vincenzo Novari, a.d. di 3 Italia, è assolutamente certo: «L’Italia è ferma davanti a un bivio, ma una delle due strade è un senso unico in uscita. Ce ne resta una ed è quella della banda larga. Non possiamo fare altrimenti. E’ una strada che va percorsa fino in fondo e dobbiamo partire al più presto perché il ritardo che stiamo accumulando rischia di condizionare il nostro futuro e quello dei nostri figli».
Ma per iniziare a percorrere la strada tracciata dalla Ngn (Next generation networking, la rete di nuova generazione, ndr) è necessario sciogliere il nodo di Telecom Italia. «E’ evidente che la rete di accesso è un sistema sensibile che deve rimanere in mano italiana - spiega Novari. Ho già lanciato il progetto di una scatola di controllo la cui proprietà fosse divisa in terzi tra operatori del sistema, azionista pubblico e mercato e comunque trovo che quella del presidente Calabrò sia una brillante intuizione. L’importante oggi è passare dalle parole ai fatti, perché siamo davanti alla realizzazione di una delle poche infrastrutture su cui il Paese può realmente costruire il proprio futuro. Un aspetto così evidente che trova d’accordo sia maggioranza che opposizione. Tanto che sono convinto che a valle delle prossime elezioni regionali il governo e il presidente del Consiglio affronteranno la questione».
Telecom Italia rimane per il nodo da sciogliere. «L’ex monopolista - dice Novari - ha un ruolo strategico, ma il rischio che l’Italia sta correndo, il cosiddetto broadband crunch, è così grande che va anche al di là della mera questione Telecom Italia. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una crescita così forte del traffico dati in tutto il mondo - e anche in Italia - che ha esondato dal settore business al mercato di massa. Ed è questo il riscontro alle nostre previsioni; la Ngn, è l’ipotesi di un grande acceleratore del sistema economico dal quale non potremo prescindere. E le reti mobili usate oggi, sono solo un surrogato delle reti fisse ad alta velocità. Se non viene affrontato e risolto il discorso strutturale, anche le reti mobili avranno a breve problemi di capacità».
Arrivata in Italia da una decina d’anni, 3 ha pagato in prima persona l’arretratezza del sistema. Oggi dichiara di controllare il 10% del traffico voce e tra il 20 e il 30% di quello dati. Quote che proiettano i loro effetti sul conto economico: «Nel 2008 - conclude Novari abbiamo perso circa 900 milioni di euro. Nel 2009 abbiamo ridotto la perdita di oltre il 50% e contiamo di portare l’azienda quest’anno verso un risultato lordo (Ebit) positivo». Se poi dovesse arrivare la rete Ngn…

Corriere Economia 22/02/10
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