Lo spettatore nomade che, per caso o per curiosità, s’imbattesse nel canale 133 di Sky si troverebbe sperso nella foresta del game show tv, in un labirinto di giochi telefonici. E’ successo questo: una compagnia telefonica, La3, ha trasformato un canale in una lunga diretta dedicata ai giochi. Gli spettatori, attraverso le chiamate, le videochiamate e l’invio di sms ai numeri dedicati, possono partecipare in maniera interattiva ai programmi e ai giochi del canale che, ogni mese, assegna premi giornalieri e due super premi mensili.
Il primo quiz telefonico risale alle fine degli anni Settanta: nel favoloso baraccone dell’“Altra domenica», Renzo Arbore sperimentò per la prima volta l’interazione con il pubblico. Lo spettatore da casa poteva intervenire in diretta attraverso il telefono per rispondere a un indovinello (pochi soldi in palio, solo 20.000 lire). Da allora l’evoluzione tecnologica e i giochi interattivi hanno fatto passi da gigante.
Ma perché La3 ha deciso di buttarsi in questa avventura, a metà tra il commerciale puro e lo show business? Per incrementare il suo traffico telefonico (ma tutti possono partecipare ai giochi); per riscuotere una sorta di pedaggio (lo spettatore deve prima rispondere a domande di selezione); per sfruttare l’efficacia del modello del product placement, una forma di pubblicità che dal cinema sta passando alla tv.
Certo, l’impressione che i giovani conduttori danno è un po’ da origine della tv commerciale, si respira un clima da Mtv dei primordi e, francamente, il contenuto (i giochi e quiz che propongono per mettere alla prova le abilità linguistiche, logiche e matematiche dei partecipanti) è molto più interessante del contenitore. Il canale si premura di far sapere che c’è un funzionario della Camera di Commercio che veglia sulla regolarità dei giochi.
Aldo Grasso
Corriere della Sera 27/05/10
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