3 Italia
Vincenzo Novari: per crescere, l’Italia deve correre con gli investimenti nella banda larga. Mettendo da parte protezionismi ed egoismi.

Vincenzo Novari, Amministratore Delegato di 3 Italia, intervistato da Panorama sul tema degli investimenti per la banda larga in Italia. 

Scusi, lei è un dirigista?

 «Moderatamente»

 

Dirigista moderato è un ossimoro.

«No. Se esiste un progetto che va verso il bene del Paese, occorre che la politica lo faccia proprio e lo diriga»

 

Anche a costo deIl’”esproprio proletario” della rete della Telecom Italia?

A questo punto Vincenzo Novari fà un saltello sulla poltrona e si toglie la giacca. L’accusa, effettivamente, è pesante. Eppure Novari, 51 anni, amministratore delegato della 3, insieme con gli altri quattro maggiori operatori telefonici italiani, cioè Vodafone, Fastweb, Tiscali e Wind, ha appena presentato un progetto per collegare tutta l’Italia con la rete in fibra ottica. La Telecom Italia dovrebbe conferire la sua infrastruttura in rame a una nuova società che si occuperebbe di gestirla e di fare gli investimenti. Sarebbe un po’ come chiedere alla Fiat di vendere le sue fabbriche e tenersi i concessionari. «Qui non si tratta di espropriare nulla a nessuno» sbotta. «La rete di Telecom deve essere pagata profumatamente e poi entrare in un sistema misto pubblico-privato che la possa gestire e modernizzare senza andare a caccia di margini folli. Deve essere un’utility semipubblica in grado di distribuire anche dividendi importanti».

 

Questo anche se la Telecom non vuole?

 «Conviene anche a lei. Mi risulta che abbia 35 miliardi di debiti. Vendendo l’asset li diminuirebbe in modo molto importante».  

 

Chi dovrebbe partecipare a questo sistema misto pubblico-privato? 

«Più siamo, meglio è. Ovvio che senza il pubblico non si può fare». 

 

E gli investimenti? Per lei quanto costa cablare tutta l’Italia? 

«Dipende da mille fattori. Diciamo, per comodità, 20 miliardi di euro». 

 

E lei pensa davvero che esista la domanda di una rete in fibra ottica che costa 20 miliardi?

 «Sì e no. Facciamo un esempio»

 

Un’azienda calzaturiera delle Marche

«Bene. Oggi quell’azienda vende i suoi prodotti attraverso rappresentanti in alcune decine di supermercati o nei negozi specializzati italiani. Domani potrebbe specializzarsi nelle scarpe ecologiche da lavoro, che potrebbe vendere nei più grandi supermercati della rete allargando i propri clienti potenziali a centinaia di milioni di persone. Quindi: la domanda non c’è ma, se stimolata, ci sarà».

 

E non lo si può fare anche adesso?

«Sì, e poi un australiano aspetta 10 minuti per vedere la foto della scarpa perché nelle Marche non c’è la banda larga… ».

 

Lei è però a capo di una società attiva solo nella telefonia mobile. Qui stiamo parlando di telefonia fissa.

«Corrado Calabrò, capo dell’Autorità per le telecomunicazioni, ha detto che la rete mobile rischia il collasso. Chiariamo: non rischia il collasso per mancanza di frequenze, ma perché i cavi che collegano le 60 mila antenne mobili italiane sono in larga parte in rame. Sono quei cavi che vanno sostituiti». 

 

 

E quindi collegare le antenne? 

«È prioritario». Che fine faranno le frequenze lasciate libere dalla te digitale terrestre? «Devono essere distribuite agli attuali operatori mobili in maniera sensata. 

 

Cioè gratis?

«Gratis no, ma i prezzi di una volta se li possono scordare».

 

Panorama, 23 Luglio 2010